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L’appropriazione indebita sbarra la strada alla bancarotta patrimoniale: non basta la declaratoria fallimentare

Sul numero online di oggi, 18.9.2018, della rivista Sistema Società – Gruppo Sole 24Ore, è stato pubblicato un nuovo interessante contributo del nostro studio dal titolo “L’appropriazione indebita sbarra la strada alla bancarotta patrimoniale: non basta la declaratoria fallimentare”, avente ad oggetto una recente pronuncia della Corte di Cassazione (Cass., pen., sez. V, 06 giugno 2018, n. 25651).

Si trattava di un caso in cui un amministratore di fatto, prima assolto per appropriazione indebita con sentenza definitiva, sul presupposto del medesimo fatto appropriativo, già oggetto della precedente imputazione, veniva poi condannato  per bancarotta fraudolenta patrimoniale in altro procedimento, essendo nel frattempo intervenuta la sentenza dichiarativa di fallimento della società. La Corte, non foss’altro per correggere l’ingiustificabile conflitto tra giudicati venutosi a creare, ha annullato senza rinvio la decisione di secondo grado, chiarendo – attraverso il richiamo a quanto stabilito da c.cost. 200/2016 – come la disciplina del concorso formale tra reati possa operare, senza che ne risulti violato il principio di ne bis in idem, soltanto ove i fatti di causa non siano solo giuridicamente, bensì anche “naturalisticamente”, diversi tra loro.

Di conseguenza, a fronte di una condotta distrattiva quale quella relativa al caso di specie, per potersi legittimamente instaurare un nuovo giudizio per bancarotta fraudolenta patrimoniale a seguito di un procedimento per appropriazione indebita già conclusosi, non è sufficiente che sia successivamente intervenuta una sentenza dichiarativa di fallimento (condizione obiettiva di punibilità per i reati di bancarotta), ma occorre che lo stesso stato di dissesto – attribuibile a tale condotta – si sia verificato in un momento successivo, non caratterizzando già il fatto oggetto di precedente accertamento.

Per approfondimenti si rimanda alla pubblicazione, disponibile online per soli abbonati.

Paolo Ghiselli

Difensore cassazionista del Foro di Rimini, che si è specializzato nella difesa tecnica di procedimenti per reati societari, anche attraverso l’esperienza maturata nella redazione delle note a sentenza per le riviste specialistiche del Sole 24 Ore.
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